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Abbronzatura: Danni e Benefici Tra Estetica e Clinica

Introduzione

Nonostante numerosissime campagne pubbliche informino, ormai da differenti anni, sui rischi legati a un'inadeguata esposizione ai raggi UltraVioletti, l'abbronzatura rimane ancora un importante status sociale nonché una fetta commercialmente ed economicamente  appetibile.
Secondo recenti dati epidemiologici, il numero di individui, soprattutto donne in età adolescenziale e giovanile, che ricorre a pratiche abbronzanti artificiali o inappropriate è in continua crescita, raggiungendo addirittura il 35% in specifiche fasce di età, purtroppo basse.
Campagne commerciali mirate, talvolta fuorvianti, alimentano questa tendenza, arruolando potenziali futuri candidati alle varie malattie della pelle.
Da sempre il sole ha rappresentato per l'uomo un'irresistibile attrazione, sia per questioni  religiose-mitologiche, sia per le potenziali virtù medicamentose.
In questo senso, infatti, l'adeguata esposizione ai raggi ultravioletti è da secoli impiegata per il trattamento di alcune patologie della pelle e del sistema scheletrico, nonché nella prevenzione di alcuni stati patologici, anche oncologici.
Ma come sempre in medicina è la quantità a fare il   veleno.
Nei primi anni del 1900, infatti, la correlazione tra eccessiva esposizione ai raggi UV e patologie maligne della cute iniziò a suscitare l'interesse di numerosi studiosi, che approfondendo tale associazione individuarono numerose altre conseguenze legate all'inadeguata abbronzatura.
Al giorno d'oggi, i dati relativi alle inadeguate pratiche abbronzanti non lasciano più alcun dubbio.

Abbronzatura : i meccanismi molecolari

L'abbronzatura non è altro che una risposta protettiva della cute ai raggi ultravioletti.
Quello che oggi è visto principalmente come un fattore estetico, è in realtà una reazione biologicamente complessa che coinvolge differenti elementi cellulari, creando un vero e proprio cross-talk tra cheratinociti e melanociti.
L'intero processo inizia con un danno cellulare indotto dai raggi UV a carico dei cheratinociti, che attiva una serie di meccanismi cellulari protettivi.
Tra questi meccanismi vi è la produzione di una proteina nota come ormone stimolante i melanociti (MSH), che attiva i melanociti attraverso specifici recettori.
L'attivazione di queste cellule, induce una serie di eventi molecolari che si traducono nella trasformazione della tirosina in melanina.
A questo punto degli organelli definiti melanosomi, contenenti melanina, si spostano verso i cheratinociti più superficiali, creando un vero e proprio cappuccio attorno al nucleo cellulare, necessario a proteggere il DNA dall'azione dannosa dei raggi UV.
Questi pigmenti, caratterizzati da un colore che va dal giallo al bruno, doneranno alla cute la così detta abbronzatura.
Appare quindi evidente come quello che oggi è scambiato per un pregio prettamente estetico, nasconda in realtà un profondo ruolo biologico protettivo.

Gli effetti sul sistema immunitario

La produzione di fattori attivanti i melanociti, non è l'unica attività dei cheratinociti sottoposti a irradiazione ultravioletta.
Numerosi studi hanno infatti descritto la capacità di queste cellule di produrre e rilasciare nell'ambiente circostante fattori pro-infiammatori e numerosissimi radicali liberi dell'ossigeno (ROS).
L'azione combinata di queste molecole determinerebbe:

  • l'attivazione e purtroppo anche il consumo dei sistemi antiossidanti cutanei, rendendo così le varie strutture cellulari e non più suscettibili al danneggiamento;
  • il richiamo in sede di cellule del sistema immunitario;
  • l'attivazione di elementi cellulari della flogosi;
  • l'ulteriore produzione di sostanze infiammatorie.

Il tutto si tradurrebbe in un'alterazione della normale attività immunitaria e nella conseguente trasformazione del microambiente cutaneo.
Invecchiamento precoce delle strutture cutanee, morte cellulare, alterazione delle fibre collagene, sviluppo di reazioni da ipersensibilità, alterazione delle capacità di risposta alle specie patogene, rappresenterebbero solo alcune delle conseguenze dermatologiche derivate dall'inadeguata esposizione ai raggi UV.

Gli effetti sulla trasformazione cellulare

I primi sospetti sul potenziale ruolo mutagenico e tumorale dei raggi UV risalgono al lontano 1800, quando caratterizzare l'attivazione dei processi biologici nel dettaglio era solo un utopia.
Oggi, l'avvento delle nuove tecnologie ha decisamente facilitato la comprensione dei meccanismi molecolari alla base della trasformazione cellulare.
Attualmente, l'ipotesi più accreditata è che l'interazione tra raggi ultravioletti penetranti e acidi nucleici possa indurre la produzione di cataboliti potenzialmente tossici. Questi indurrebbero la comparsa di una serie di mutazioni geniche, in grado di alterare la normale attività cellulare e compromettere i sistemi di riparo presenti in ogni elemento cellulare.
In questo senso, quindi, la cellula attaccata potrebbe sviluppare il fenotipo maligno e generare così la patologia.
Il cancro cutaneo è una patologia molto comune e costituisce una rilevante causa di morte nella popolazione mondiale.
Per quanto quindi le campagne informative e preventive provino a diffondere conoscenze in materia, purtroppo la disinformazione commerciale e l'importante carico mediatico, minimizzando l'importanza di tali pratiche, giustificano in parte il progressivo incremento dei casi di patologie maligne cutanee.

UV e patologie cutanee

Se da un lato l'abbronzatura dona un apparente stato di benessere e salute, sarebbe bene ricordare che l'eccessiva esposizione ai raggi UV, soprattutto se non adeguatamente controllata, potrebbe determinare :

Pertanto si raccomanda, prima di esporsi al sole, di utilizzare tutte le dovute precauzioni e di consultare personale medico esperto in caso di concomitanti terapie farmacologiche.

Bibliografia

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