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Ginkgo Biloba nei Cosmetici

Introduzione

I danni indotti dalle radiazioni ultraviolette e l'onnipresente stress ossidativo rappresentano i principali fattori estrinseci legati all'invecchiamento cutaneo.
E' noto infatti come l'eccessiva esposizione ai raggi UV, abbinata ad uno stile di vita inadeguato, possa incrementare sensibilmente il  rischio di danni estetici e funzionali a livello della cute e dei suoi annessi.
In quest'ottica, quindi, si è inserita la ricerca in ambito cosmetologico, cercando di identificare alleati utili alla causa antiossidante ed antiaging.
Si è così iniziata la smaniosa e continua ricerca di principi attivi, che ad oggi ha portato all'identificazione di svariati elementi utili, anche di origine vegetale, tra cui gli estratti di Ginkgo biloba.

Il Ginkgo Biloba

Il Ginkgo Biloba è una albero secolare e quasi sacro, ampiamente diffuso nel territorio asiatico, che può tranquillamente raggiungere i 30-40 m di altezza con chiome particolarmente folte.
Costituito da foglie tipiche a forma di ventaglio e da frutti che somigliano a coni dai quali è possibile estrarre il seme, il Ginkgo Biloba ha da sempre rappresentato una fonte di approvvigionamento importante per numerose sostanze dotate di attività fitoterapeutica.
Al contrario di quanto si possa credere, non è il seme la principale fonte di tali sostanze, bensì la foglia, dalla quale, mediante accurati processi di estrazione, è possibile ottenere :

Grazie proprio a questi principi attivi, il Ginkgo Biloba è stato ampiamente utilizzato in medicina tradizionale cinese, ed oggi anche in fitoterapia, come importante antiossidante, vasoprotettivo, antiaggregante ed in generale come fattore trofico e protettivo nei confronti della microcircolazione.
In quest'ottica quindi l'insufficienza venosa, i problemi del microcircolo, alcune patologie neurodegenerative e alcuni disturbi pro-infiammatori ed ossidativi hanno da sempre rappresentato i principali campi di applicazione di questa pianta e dei suoi estratti.

Il Ginkgo Biloba in cosmetologia

Con l'avvento della Medicina Antiaging e della Cosmetologia Antiage il Ginkgo Biloba ha trovato nuovi potenziali campi di applicazione.
Piuttosto recenti sono i vari studi, alcuni dei quali sperimentali, nei quali l'uso del Ginkgo si è rivelato utile nel:

  • proteggere la cute dagli effetti lesivi delle radiazioni ultraviolette;
  • ridurre l'eritema cutaneo associato all'eccessiva esposizione ai raggi UV;
  • controllare l'incidenza di lesioni acneiche in individui affetti;
  •  controllare l'evoluzione infiammatoria e pro-ossidante di patologie autoimmuni e disreattive delle cute;
  • coadiuvare la funzione di barriera cutanea.

Sulla scia di questi primi successi, si sono susseguiti altri lavori, alcuni dei quali hanno dimostrato come l'associazione del Ginkgo Biloba ad altre piante dotate di attività antiossidante possa garantire:

già dopo poche applicazioni.
Questi lavori avvalorerebbero quindi l'ipotesi di una funzione antiaging cosmetologica del Ginkgo Biloba.

Alla base dell'azione cosmetologica

Nonostante i meccanismi molecolari alla base dell'azione cosmetologica del Ginkgo Biloba siano alquanto complessi, vista anche l'eterogeneità delle molecole coinvolte, in prima analisi questi risultati potrebbero essere correlati alla presenza di quercetina, rutina, ginkgolidi, bilobalide ed altri numerosi antiossidanti.
Questi principi attivi ad azione antiradicalica, infatti, potrebbero risparmiare le fibre collagene e le altre strutture della matrice extracellulare dall'azione lesiva dei ROS, sostenendo al contempo la normale funzione biosintetica dei fibroblasti nonché la vascolarizzazione del derma e delle sue componenti.
A tale azione si aggiungerebbe anche quella immunomodulante ed antinfiammatoria descritta in alcuni studi, utile nel riequilibrare il microambiente.

Controindicazioni all'uso di Ginkgo Biloba

Data l'azione “vascolare” degli estratti del Ginkgo Biloba, sarebbe opportuno evitarne l'uso in caso di patologie e disturbi della coagulazione.
Tali controindicazioni andrebbero estese anche all'eventuale presenza di terapie farmacologiche in grado di minare il normale equilibrio coagulativo.

Bibliografia

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