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DHEA in Medicina Antiaging

Introduzione

E' noto come l'avanzare degli anni induca un progressivo deterioramento della funzionalità di vari organi e tessuti, compromettendo non solo l'aspetto estetico, ma anche lo stato di salute complessivo dell'organismo umano.
In questo contesto, l'inesorabile declino funzionale degli organi endocrini favorisce l'incidenza di vari disordini, sia estetici che funzionali.
L'invecchiamento cutaneo, la perdita di struttura ossea, la compromissione della normale mobilità articolare, la maggior incidenza di osteoporosi e fratture patologiche, il maggior rischio di patologie cardiovascolari e il declino cognitivo sono solo alcune delle principali problematiche età-correlate, che inevitabilmente minano la qualità di vita rendendo gli over 60 una popolazione fisicamente e psicologicamente fragile.
Di conseguenza, in una popolazione mondiale sempre più vecchia, il mantenimento di un organismo in salute rappresenta sicuramente uno dei principali obiettivi della medicina moderna.

Il Deidroepiandrosterone (DHEA) è un pro-ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, captato e trasformato dai vari tessuti a seconda delle differenti esigenze.
Diversi studi dimostrano come le concentrazioni plasmatiche di questa molecola scendano sensibilmente con l'avanzare degli anni, raggiungendo addirittura il 10-20% delle concentrazioni presenti durante la giovinezza.
Queste evidenze, insieme chiaramente allo studio dei meccanismi molecolari d'azione, hanno quindi spinto i ricercatori di tutto il mondo a valutare l'efficacia del DHEA in medicina antiaging.

Effetti del DHEA nel processo di invecchiamento

Il declino delle concentrazioni plasmatiche di questa molecola è stato clinicamente correlato ad una serie di condizioni patologiche età correlate.
Dagli studi attualmente presenti in letteratura, l'impiego del DHEA in medicina antiaging si è rivelato utile nel:

  • Ridurre le fratture e la relativa mortalità nei pazienti anziani, garantendo un miglioramento del trofismo e della funzionalità muscolare, nonché della complessiva mobilità;
  • Migliorare la densità minerale ossea, promuovendo l'attività degli osteoblasti (cellule deputate alla sintesi di nuova matrice ossea), e regolando l'azione osteo-riassorbente degli osteoclasti. Tale attività si è rivelata particolarmente preziosa soprattutto nelle donne in post-menopausa, naturalmente esposte ad un maggior rischio di osteoporosi;
  • Ridurre l'incidenza di manifestazioni depressive e disordini neuro-cognitivi. Nonostante non sia stato ancora caratterizzato il ruolo specifico di questo ormone nel controllo della funzionalità psichiatrica e cognitiva, le prime evidenze sembrano sostenere tale attività.
  • Controllare il rischio cardiovascolare, probabilmente intervenendo sul metabolismo lipidico e glucidico. Anche in tale contesto, le evidenze non sembrano correlare direttamente l'attività di questa molecola ad una specifica reazione metabolica; tuttavia, si osserva un incremento del rischio cardiovascolare al diminuire delle concentrazioni ematiche di questo ormone.
  • Ritardare l'insorgenza della Sarcopenia, migliorando così prognosi e qualità di vita dei pazienti esaminati.

Prospettive future

Nonostante le numerose evidenze relative all'efficacia del DHEA nel rallentare l'invecchiamento e nella prevenzione di alcune patologie età-correlate ad andamento cronico, come per l'appunto l'osteoporosi, mancano sufficienti studi clinici utili a valutare l'efficacia e la sicurezza a lungo termine di questa molecola.
Definito dagli statunitensi in medicina antiaging come “fountain of youth” o “fontana della giovinezza”, il DHEA è ampiamente impiegato dagli esperti oltreoceano in questo settore.
In Europa, invece, l'uso di questa molecola è vietato o comunque soggetto ad attenta prescrizione medica, proprio per l'assenza di studi utili a valutarne a pieno la sicurezza a lungo termine.
Campi minati in questo senso sembrano infatti essere tutte le patologie maligne ormono-sensibile, come i tumori prostatici, endometriali, ovarici o della mammella, per i quali non esistono ancora studi clinicamente significativi utili a valutare la sicurezza del DHEA.

Bibliografia

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