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Aloe Vera e Skin Aging

Introduzione

L'invecchiamento cutaneo è legato alla presenza di fattori intrinseci, per lo più determinati dai normali processi di invecchiamento cellulare e dal rallentato turn-over delle strutture proteiche del derma, e da fattori estrinseci, sostenuti per lo più dall'azione lesiva delle specie reattive dell'ossigeno.
Dal punto di vista istologico, uno dei fattori determinanti nell'insorgenza dello skin aging e delle sue manifestazioni cutanee è l'alterato turn-over di proteine strutturali come il collagene.
E' noto infatti come il collagene costituisca una delle principali proteine strutturali della cute, importanti nell'organizzare tridimensionalmente la matrice extracellulare e nel regolare alcune caratteristiche fisiche quali elasticità, turgidità, tonicità ed idratazione.
Con il passare degli anni, vi è un brusco arresto nella sintesi di collagene e contestualmente un incremento significativo dell'espressione di enzimi dotati di attività proteolitica, noti come Metallo proteasi (MMP) e coinvolti nella degradazione del collagene e delle altre proteine strutturali.
L'espressione di questi enzimi, e il conseguente accentuarsi di tutte le relative conseguenze, risulterebbe ulteriormente indotta dalla persistenza di processi infiammatori e pro-ossidanti, come quelli che si osservano in corso di photoaging.
Caratterizzata una delle principali peculiarità istologiche associate all'invecchiamento cutaneo, è iniziata già da diversi anni la corsa all'identificazione di rimedi naturali in grado di contrastare o per lo meno rallentare questo tipo di fenomeno.

L'Aloe Barbadensis

L'Aloe barbadensis, commercialmente nota come Aloe Vera, è stata impiegata con successo nel trattamento di numerose manifestazioni, molte delle quali su base infiammatoria.
Tuttavia, nonostante l'ampio uso tradizionale e la caratterizzazione molecolare di numerosi principi attivi in essa presenti, dotati di attività antiossidante ed antinfiammatoria, la letteratura ancora non sembra concorde sulle potenzialità terapeutiche di questa pianta e dei prodotti da essa estratti.
Tuttavia dall'Aloe, e in particolare dalla polpa di questa pianta, è possibile ottenere differenti prodotti, tra i quali gel per uso topico, dotati di spiccate attività:

  • Antinfiammatorie;
  • Lenitive;
  • Antibatteriche;
  • Antifungine;
  • Antivirali;
  • Cicatrizzanti.

Tali attività sarebbero in parte legate alla presenza nella pianta di differenti principi attivi, quali salicilati, bradichinine, trombossani, magnesio e polisaccaridi come il mannosio 6 fosfato, acido ialuronico e molecole strutturalmente simili.
Alla luce della suddetta caratterizzazione molecolare, nonché di alcune evidenze che sosterrebbero l'attività cicatrizzante e cute-protettiva dell'Aloe, alcuni ricercatori hanno pensato di studiare gli effetti dell'uso di gel a base di Aloe nel trattamento e nella prevenzione dell'invecchiamento cutaneo.

L'Aloe Vera nella prevenzione dello skin aging

Differenti studi, tra i quali anche mini trial clinici, sembrerebbero concordare sulle potenzialità antiaging dell'Aloe Vera nei confronti della cute.
Più precisamente da alcuni studi emergerebbe la capacità dell'Aloe applicata per gel di:

  • Ridurre lo spessore delle rughe facciali, misurate attraverso strumenti come il Visiometer in grado di tradurre la rugosità facciale in valori numerici. Il risultato osservato, probabilmente per le limitate tempistiche di intervento, non risulterebbe dose-dipendente.
  • Aumentare l'elasticità cutanea, dopo soli 90 giorni di trattamento a basse dosi;
  • Incrementare l'espressione di procollagene I in vivo.

L'aumentata espressione di questa proteina, spiegherebbe i cambiamenti fisici della cute, potendo pertanto garantire un miglioramento delle proprietà istologiche del derma e della matrice extracellulare.
Nonostante i buoni risultati osservati, non è stato ancora chiarito del tutto il meccanismo attraverso il quale l'Aloe ed i suoi principi attivi possano contribuire alla sintesi di collagene.
Attualmente l'ipotesi più accreditata sarebbe legata alla presenza nell'estratto acquoso di Aloe di polisaccaridi - in particolare del Mannosio 6 fosfato - probabilmente coinvolto in un meccanismo di regolazione dell'espressione genica a carico dei fibroblasti.

Sicurezza d'impiego

Tralasciando eventuali casi di ipersensibilità alla pianta, negli studi non sono stati osservati effetti collaterali clinicamente rilevanti, né tanto meno variazioni dei parametri ematochimici degni di nota.
Questo farebbe propendere per una buona tollerabilità e per un ottimo profilo di sicurezza della pianta.
Ulteriori studi tuttavia sarebbero necessari per chiarire meglio l'azione antiaging dell'Aloe.

Bibliografia

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