Omega 3: Funzioni, Dosaggio, Integrazione
Ruolo Biologico
Gli Omega 3 sono acidi grassi essenziali, fondamentali per la salute umana, caratterizzati dalla presenza del primo doppio legame tra il terzo ed il quarto atomo di carbonio.
Capeggiati dall'acido alfa linolenico (ALA), acido grasso a 18 atomi di carbonio, gli Omega 3 vedono i principali protagonisti della risposta biologica nell'acido eicosapentanoico (EPA), acido grasso a 20 atomi di carbonio con 5 doppi legami, e nell'acido docosaesanoico (DHA), acido grasso a 22 atomi di carbonio con 6 doppi legami.
Più precisamente, questi lipidi, rientrando nella costituzione delle membrane cellulari, ne assicurano l'opportuna fluidità, flessibilità e permeabilità, preservando il corretto network cellulare. Tale attività, apparentemente semplice e priva di ripercussioni biologiche, è invece importantissima, poiché sembra garantire:
- L'opportuna funzionalità della retina, proteggendo il tessuto dall'azione lesiva delle specie reattive dell'ossigeno;
- Il mantenimento dell'integrità della guaina mielinica e soprattutto del network neuronale.
Oltre all'azione strutturale, inoltre, gli Omega 3 intervengono nella sintesi di potenti mediatori chimici, noti come eicosanoidi, fondamentali nel controllare i processi infiammatori e l'aggregazione piastrinica.
Da questi eicosanoidi hanno origine le prostaglandine e i trombossani della serie 3, oltre che il Leucotriene B5, noti proprio per l'attività antinfiammatoria.
A questa attività si deve:
- L'azione antinfiammatoria ed immuno-modulatoria, osservata in differenti condizioni cliniche;
- L'attività preventiva nei confronti della patologie cardiovascolari.
Ancora da indagare adeguatamente, invece, è l'emergente attività modulatoria di questi lipidi e dei loro metaboliti.
Da recenti evidenze, infatti, sembrerebbe che gli Omega 3 possano modulare l'espressione genica intervenendo in differenti processi, come quello di differenziazione e proliferazione cellulare, potendo così partecipare attivamente al controllo della patologia oncologica.
Omega 3 e prevenzione
Gli innumerevoli ruoli biologici, hanno consentito agli Omega 3 di rientrare come protagonisti attivi nella prevenzione di differenti stati morbosi.
Più precisamente, l'opportuna integrazione con questi lipidi sembrerebbe:
- Garantire, durante la gravidanza, l'opportuno sviluppo del sistema visivo e neurologico del nascituro;
- Prevenire l'insorgenza di patologie degenerative ed ossidative della retina;
- Prevenire l'incidenza di patologie coronariche acute;
- Prevenire l'insorgenza di patologie cardiovascolari;
- Ritardare le complicanze neurologiche associate a patologie cronico-degenerative come l'Alzheimer;
- Migliorare il quadro metabolico in pazienti affetti da diabete;
- Migliorare il quadro clinico in corso di patologie autoimmuni o patologie infiammatorie intestinali;
- Migliorare il decorso clinico di patologie respiratorie come l'asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva;
- Migliorare il decorso clinico in corso di patologie psichiatriche;
- Prevenire l'overtraining in atleti sottoposti ad esercizio fisico intenso.
Nonostante gli innumerevoli risultati osservati, i maggiori esperti del settore sono ancora al lavoro per caratterizzare al meglio tutte le potenzialità biologiche e cliniche degli Omega 3, soprattutto nel vasto contesto dell'oncologia e della medicina antiaging.
Omega 3: fabbisogni
Poiché quadri carenziali non sembrano associarsi a specifiche patologie e soprattutto sono difficili da riconoscere, sarebbe necessario studiare la composizione delle membrane biologiche degli eritrociti per valutare i livelli di omega-3 nell'organismo.
Negli ultimi anni sono stati proposti dei dosaggi in grado di preservare il corretto contenuto organico di questi nutrienti.
Generalmente, l'assunzione di almeno 500 mg tra EPA e DHA dovrebbe essere sufficiente a prevenire, in individui sani, potenziali carenze, sebbene tali concentrazioni andrebbero evidentemente adattate in corso di patologie metaboliche o infiammatorie.
Oltre al valore assoluto di Omega 3 assunti, sarebbe opportuno prestare attenzione al rapporto con gli Omega 6.
Nelle diete occidentali, infatti, tale rapporto, decisamente sbilanciato verso gli Omega 6, costituirebbe uno dei principali fattori di rischio dietetici associati allo sviluppo di patologie cardiovascolari.
Al fine di mantenere un opportuno equilibrio, sarebbe preferibile mantenere il rapporto Omega 6:Omega 3 intorno ai 3-4 : 1.
Omega 3 negli alimenti
Al contrario di quanto si possa apparentemente credere, è relativamente semplice reperire le opportune quantità di acidi grassi Omega 3 attraverso una dieta equilibrata.
Nei prodotti di origine vegetale come l'olio di colza, l'olio di semi di lino, le noci e la frutta secca in genere, è possibile reperire buone quantità del capostipite degli Omega 3, l'acido alfa linolenico.
Tuttavia, il basso rendimento in molecole biologicamente attive, come l'EPA ed il DHA, impone l'assunzione diretta di questi ultimi attraverso gli alimenti.
Ottime fonti di questi due acidi grassi sono rappresentate dal pesce azzurro - come aringhe, salmoni, sgombri e tonni - in grado di soddisfare, attraverso il consumo di una sola porzione, il fabbisogno giornaliero di un uomo adulto.
Appare evidente, quindi, come una dieta sana ed equilibrata possa abbondantemente appagare i fabbisogni nutrizionali di Omega 3.
Omega 3: supplementi e tossicità
Il crescente interesse del panorama scientifico sull'utilità biologica e clinica degli Omega 3 ha facilitato la diffusione in commercio di specifici integratori a base di Omega 3.
Nella maggior parte dei casi, in riferimento agli integratori di EPA e DHA, l'origine è animale ed in particolare dall'olio di fegato di merluzzo o dall'olio di un piccolo gamberetto noto come Krill.
Agenzie internazionali assicurano i livelli di purezza, in relazione soprattutto alle possibili contaminazioni da metalli pesanti, e all'assenza di ossidazione (si è precedentemente descritto il ruolo patogenico degli Omega 3 ossidati).
Tralasciando quindi possibili contaminazioni, i principali effetti collaterali legati al consumo di Omega 3 sarebbero da riportare alla difficile digeribilità, responsabile spesso di reazioni avverse gastroenteriche quali pirosi, nausea e diarrea, e da possibili reazioni allergiche alla fonte di estrazione.
Decisamente più rari, invece, sarebbero gli effetti collaterali quali sanguinamento, immunodepressione o interazioni farmacologiche, previsti soprattutto per dosaggi “terapeutici” e pertanto supervisionati da personale medico.
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