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Bromelina

Introduzione

Le bromeline sono enzimi proteolitici estratti dall'Ananas.
Generalmente si distingue l'enzima tal quale dall'insieme di proteasi e perossidasi estratte commercialmente a partire dal fusto, comunque definite bromeline o più correttamente concentrato di proteasi vegetali.
E' inoltre possibile distinguere, per gli amanti della chimica, una Bromelina estratta dal fusto, caratterizzata dalla presenza di un gruppo reattivo sulfidrilico, da quella estratta dal frutto, decisamente più acida.
Al contrario della maggior parte delle altre piante, per le quali esiste un uso tradizionale riconducibile a culture secolari, l'uso terapeutico della Bromelina è molto recente, risalendo ai primi anni 50 del secolo scorso.
Nonostante la giovane età, il numero di studi relativi all'utilità della Bromelina in ambito clinico è sicuramente degno di nota.

Indicazioni all'uso della Bromelina

In base ai dati attualmente disponibili, l'uso della Bromelina potrebbe risultare indicato:

  • come ausilio digestivo;
  • come antinfiammatorio;
  • come antisettico;
  • come miorilassante;
  • come inibitore dell'aggregazione piastrinica;
  • come antiulcera;
  • come regolarizzante dell'appetito;
  • come cicatrizzante.

Per ognuna di queste attività vi sarebbero degli studi in grado di caratterizzarne l'azione molecolare.

Attività digestiva

L'attività proteasica della Bromelina si è rivelata potenzialmente efficace come sostituta dei classici enzimi digestivi quali la tripsina e la pepsina.
In questo senso l'assunzione di questo enzima immediatamente prima di un pasto potrebbe facilitare i processi digestivi, soprattutto in quei pazienti con deficit enzimatico ad esempio legato ad un insufficienza pancreatica.

Attività antinfiammatoria

Numerosissimi sono gli studi che descrivono l'attività antinfiammatoria della Bromelina.
Più precisamente, a questo enzima vengono attribuite attività proteolitiche e fibrinolitiche in ambiente infiammatorio, ma soprattutto un'attività inibitrice nei confronti della sintesi di prostaglandine infiammatorie come la PGE.
Questa attività potrebbe quindi rivelarsi preziosa nel controllo dell'evoluzione flogistica in differenti patologie.

Attività antiedemigena

L'attività fibrinolitica e in parte proteasica potrebbe spiegare l'azione antiedemigena della Bromelina.
Infatti, la possibilità di rimodellare adeguatamente la matrice, impedendo la formazione di macromolecole osmoticamente attive, risulterebbe preziosa nell'impedire l'accumulo di liquidi extracellulari e nel prevenire il conseguente edema post-infiammatorio.
Questa attività si sarebbe rivelata clinicamente preziosa in corso di tromboflebite, cellulite, trombosi venosa profonda, ecchimosi ed edema.

Attività antibiotica

L'attività antibiotica della Bromelina risulterebbe per lo più indiretta, aumentando sia i livelli sierici di svariati antibiotici che la biodisponibilità tissutale degli stessi.
Quest'attività, tuttavia, potrebbe essere in parte responsabile anche di alcuni effetti collaterali legati all'utilizzo della Bromelina contestualmente a certi farmaci.

Attività miorilassante

Nonostante i meccanismi molecolari non siano ancora del tutto noti, differenti studi dimostrano come la Bromelina possa espletare un'attività spasmolitica degna di nota, riducendo ad esempio l'intensità dei dolori in pazienti con dismenorrea.
Anche in questo caso sembrerebbe tuttavia intervenire l'attività antinfiammatorim in particolare la riduzione della concentrazione ematica di PGE2.

Attività antitumorale

Numerosissimi studi stanno cercando di comprendere al meglio le potenziali attività antitumorali della Bromelina, osservate in vitro nei confronti di carcinomi dello stomaco, mesoteliomi e altre patologie oncologiche.
Nonostante non vi siano ancora evidenze cliniche degne di nota, le ipotesi più accreditate sembrerebbero prevedere da un lato l'induzione del processo apoptotico, e dall'altro il potenziamento dell'attività antitumorale dei chemioterapici.

Assorbimento e biodisponibilità

Le caratteristiche farmacocinetiche della Bromelina rappresentano sicuramente un punto forte dell'integrazione con questo enzima.
Della quota assunta, infatti, oltre il 40% è detectabile nel plasma nelle successive 10 ore, con un'emivita che può tranquillamente raggiungere le 48 ore.
Queste proprietà sosterrebbero l'utilità della Bromelina sia dal punto di vista digestivo che evidentemente sistemico.

Sicurezza d'impiego

Nonostante siano state utilizzate sperimentalmente dosi anche molto alte di questo enzima, gli effetti collaterali registrati sembrerebbero clinicamente poco rilevanti.
Nausea, vomito, diarrea, metrorragia e menorragia rappresenterebbero le reazioni avverse più frequentemente osservate.
Di diversa natura e sicuramente più gravi risulterebbero invece le reazioni avverse legate ad ipersensibilità verso il frutto o l'enzima.

Bibliografia

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