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La Dieta Antinfiammatoria

Introduzione

Il processo infiammatorio è un meccanismo di risposta reattivo messo in atto dall'organismo nel tentativo di difendersi da potenziali minacce, come agenti patogeni, corpi estranei ecc.
Classicamente, si tratta di una serie di eventi molecolari e cellulari necessari ad allontanare ed eliminare l'eventuale stimolo lesivo, impedendo che questo persista danneggiando l'ospite.
Questo tipo di risposta ha quasi sempre un'evoluzione acuta, con caratteristiche cliniche ben definite come il rossore, il gonfiore, il dolore, il calore e la perdita di funzione.
Con il passare degli anni, tuttavia, il sistema immunitario perde la sua originale efficacia; in particolare si riduce la capacità di discriminare gli agenti lesivi da quelli innocui, determinando così l'instaurarsi di una serie di processi infiammatori non giustificati da altrettanti meccanismi patogenici.
Si instaura quindi un processo infiammatorio di basso grado, costantemente attivo, che nel tempo logora vari tessuti, organi ed apparati.
Il danno vascolare, la graduale distruzione del collagene e della matrice extracellulare, il danno a carico dell'apparato gastroenterico, del sistema nervoso e del sistema cardiovascolare e l'invecchiamento precoce di numerosi tessuti rappresentano alcune delle inevitabili conseguenze dell'infiammazione cronica di basso grado.

La dieta come possibile causa e rimedio

Numerosi studi hanno cercato di caratterizzare il ruolo dei vari stimoli nell'insorgenza di questa condizione infiammatoria cronica associata all'invecchiamento.
I dati sicuramente più interessanti, tralasciando il ruolo degli inquinanti e delle radiazioni ultraviolette, rimandano alla cospicua influenza della dieta.
Si è visto, infatti, come determinanti nutrienti, piuttosto che particolari modelli dietetici, possano incidere sensibilmente sull'infiammazione di basso grado, in alcuni casi elicitandola, in altri spegnendola e inibendone l'evoluzione.
Si è potuta quindi così riassumere una serie di importanti consigli utili a controllare l'infiammazione di basso grado partendo dall'alimentazione.

Grassi e infiammazione

Già da diversi anni, partendo dalla ridotta frequenza di patologie cardiovascolari nelle popolazioni che facevano largo consumo di pesce, si è iniziato a guardare ai grassi con occhi diversi.
I successivi studi, infatti, hanno caratterizzato la doppia faccia di questa medaglia, raccogliendo informazioni preziose sul ruolo pro- ed anti-infiammatorio di determinati grassi.
Il tutto parte da un rapporto dietetico esistente tra alcuni acidi grassi polinsaturi, ossia gli acidi grassi omega 6, tra cui l'acido arachidonico (iniziatore dell'evento infiammatorio), ed alcuni acidi grassi omega 3.
I diversi ricercatori, infatti, studiando l'alimentazione occidentale, più precisamente statunitense, hanno evidenziato rapporti tra acidi grassi omega 6 ed omega 3 di circa 20:1, correlandoli tra l'altro al maggior rischio cardiovascolare.
Così si è iniziato a modulare questi rapporti, suggerendo oggi i rapporti 4:1 o 6 :1, nel tentativo di controllare l'evoluzione flogistica di molte patologie.
Il monitoraggio di alcuni markers infiammatori, infatti, ha chiarito come la corretta quantità di omega 3 potesse controllare lo stimolo infiammatorio sostenuto dagli acidi grassi omega 6.
Ma come se non bastasse, il ruolo pro infiammatorio dei grassi sarebbe fortemente sostenuto anche da acidi grassi idrogenati, acidi grassi trans ed acidi grassi innaturali, in grado di ledere sensibilmente le membrane cellulari determinando un danneggiamento strutturale e funzionale del tessuto.
Questa attività risultava sensibilmente più evidente in tutti coloro che presentavano un giro vita importante, indice della presenza eccessiva di tessuto adiposo viscerale in grado di sostenere l'evento infiammatorio.
Dati positivi, tuttavia, oltre che dagli acidi grassi della serie omega 3 e in particolare dall'EPA e DHA riccamente presenti nel pesce, provenivano anche dagli acidi grassi monoinsaturi presenti nei prodotti di origine vegetale, anch'essi in grado di sostenere l'azione antinfiammatoria.
Per questo motivo, quindi, si potrebbero suddividere i grassi  in:

  • grassi pro-infiammatori: grassi presenti nel burro, nella carne animale, nella margarina, nei prodotti da forno.
  • grassi antinfiammatori : grassi presenti nel pesce azzurro, nell'olio di oliva, nella frutta secca, nell'avocado e nei semi oleaginosi.

Zuccheri ed infiammazione

Studi importanti in questo ambito sono stati effettuati anche per gli zuccheri.
Numerosi gruppi di ricerca hanno infatti dimostrato come gli zuccheri semplici possano contribuire al mantenimento dello stimolo infiammatorio, aumentando la produzione di citochine infiammatorie e promuovendo la glicosilazione di strutture della matrice, come il collagene, promuovendone la distruzione.
Al contrario, l'uso di carboidrati a basso indice glicemico si assocerebbe ad un miglior controllo della risposta infiammatoria e degli altri parametri metabolici.
Per questo motivo, quindi,  sarebbe possibile riconoscere :

  • zuccheri pro-infiammatori: zuccheri semplici, farine raffinate e prodotti da esso derivati.
  • carboidrati anti-infiammatori: farine integrali, cereali, tuberi, leguminose.

Proteine ed infiammazione

Il controllo dell'infiammazione di basso grado è passato anche per lo studio degli effetti proteici sulle citochine infiammatorie.
Sebbene i dati siano ancora contrastanti, e probabilmente riferibili non al singolo nutriente bensì al complesso nutrizionale dell'alimento, si è visto come il consumo di proteine animali possa sostenere le concentrazioni ematiche di IL6 e TNF-alfa, importanti mediatori della flogosi.
Al contrario, le stesse quantità di proteine vegetali presenterebbero un'attività antinfiammatoria e cardioprotettiva.
Come accennato, rimane da caratterizzare il ruolo del singolo nutriente in questo tipo di risposta.

Frutta, verdure e spezie

Nel contesto di una dieta antinfiammatoria la frutta, le verdure e le varie spezie hanno assunto un ruolo chiave nel controllo dell'evento flogistico.
Più precisamente, la presenza da un lato di principi attivi ad azione antinfiammatoria, di vitamine e molecole antiossidanti, oltre che di fibre, necessarie a controllare l'assorbimento dei vari nutrienti, si è rivelata preziosa nel modulare lo stimolo infiammatorio, controllando l'evoluzione flogistica.

Caratteristiche di una dieta antinfiammatoria

  • Limitare il consumo di alimenti di origine animale e preferire metodi di cottura non ad alte temperature (es. meglio la bollitura rispetto alla cottura su piastra);
  • Preferire l'assunzione di pesce azzurro a quella della carne;
  • Aggiungere ai pasti sempre una porzione di verdure;
  • Evitare il consumo di farine raffinate;
  • Preferire il consumo di alimenti integrali e di cereali;
  • Consumare giornalmente modeste quantità di frutta secca, semi oleaginosi ed olio extravergine di oliva;
  • Assumere l'opportuna quantità di acqua;
  • Evitare il consumo di Alcol;
  • Insaporire le pietanze con le spezie;
  • Evitare pasti particolarmente abbondanti.

Bibliografia

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