Equolo in Medicina Antiaging
Introduzione
Nonostante la recente introduzione in ambito fitoterapico e clinico dell'S-Equolo, la sua storia costituisce sicuramente un esempio di ricerca applicata.
Identificato per la prima volta circa 60 anni fa come metabolita presente nella frazione estrogenica delle urine della cavalla gravida, tutti i tentativi orientati alla sua estrazione e purificazione furono vani fino ai primi anni '80, quando fu casualmente ritrovato nelle urine di topi di laboratorio.
Come per molte brillanti scoperte in ambito medico-biologico, in maniera del tutto casuale si osservò come le concentrazioni di questo metabolita fenolico tendessero a crescere sensibilmente in seguito all'assunzione di soia.
Situazione analoga si osservò anche per gli uomini, permettendo così di identificare la fonte originale di questo principi attivi.
Nei successivi anni, il numero di studi relativi all'Equolo salì vertiginosamente, viste anche le potenzialità biologiche.
La chimica dell'Equolo
L'Equolo è un isoflavone appartenente alla classe generale dei fitoestrogeni non steroidei, come facilmente osservabile dalla sua struttura chimica eterociclica.
Questo principio attivo può essere facilmente ottenuto a partire dalla daidzeina, attraverso processi di idogenazione, che tuttavia non consentono di separare adeguatamente le due forme racemiche (caratterizzate da funzioni biologiche differenti).
Per questo motivo, gli enormi passi avanti fatti dalla ricerca in ambito industriale, hanno consentito di mettere a punto processi di fermentazione lactococco-dipendenti, in grado di ottenere, partendo da estratti del germe di soia, forme biologicamente pure di S-Equolo.
Particolarmente interessanti sarebbero anche i frutti di altri studi, che dimostrerebbero la capacità della flora intestinale di produrre direttamente S-Equolo, in seguito a processi di fermentazione a partire da componenti della soia noti come Agliconi.
In quest'ottica, quindi, studi epidemiologici avrebbero correlato al tipo di Soia utilizzato, o di estratti di Soia utilizzati, anche una relativa predisposizione alla biosintesi di questo mediatore.
In tal senso, la popolazione del Sud Est Asiatico risulterebbe maggiormente attiva in tale sintesi, sfruttando pertanto le proprietà biologiche di questo principio attivo.
Proprietà biologiche dell'S-Equolo : antiaging e prevenzione
Nonostante la ricerca, soprattutto in ambito sperimentale, si sia concentrata per lo più sull'attività simil-estrogenica e sulle capacità dell'S-Equolo di interagire con i recettori estrogenici modificandone l'attività (tuttavia senza definirne con certezza le ripercussioni biologiche), l'uso di questo principio attivo si è rivelato prezioso anche in altri ambiti di intervento clinico.
La prevenzione in ambito cardiovascolare, la prevenzione di patologie ad andamento cronico come l'osteoporosi, la correzione di alcuni sintomi tipici della menopausa e la protezione dal danno ossidativo rappresentano solo alcuni dei principali campi di applicazione del S-Equolo.
L'eterogeneità ed il pleiotropismo biologico di questo principio attivo ne fanno quindi un interessante rimedio nei confronti di classiche patologie dell'invecchiamento.
Il suo ruolo antiaging andrebbe proprio rivisto nell'accezione più clinica del termine, potendo agire come meccanismo di prevenzione adeguato nei confronti di eventi morbosi tipici dell'età adulta.
S-Equolo e funzione cardiovascolare
Trattandosi di un polifenolo, l'uso di S-Equolo sembrerebbe, grazie anche alla spiccata attività antiossidante, proteggere il sistema cardiovascolare dal deterioramento funzionale.
Più precisamente, questo principio attivo potrebbe:
- Ridurre il danno endoteliale, salvaguardando l'integrità della struttura vascolare;
- Aumentare la produzione di ossido nitrico, inducendo così un importante effetto vasodilatatore;
- Ridurre le concentrazioni ematiche di colesterolo LDL, riducendo il potere aterogeno di queste lipoproteine;
- Ridurre le concentrazioni di markers infiammatori come la Proteina C Reattiva, direttamente coinvolti nella genesi di molti eventi morbosi.
Tutti i suddetti dati, adeguatamente osservati in laboratorio, sembrerebbero presentare anche un corrispettivo funzionale negli uomini.
S-Equolo ed osteoporosi
Numerosi studi, per lo più condotti in vitro, avrebbero dimostrato un effetto importantissimo del S-Equolo nella prevenzione della patologia osteoporotica, evidenziandone spiccati effetti osteo-trofici.
Tali attività risulterebbero per lo più correlate alla capacità di questi principi attivi di interagire con recettori simil-estrogenici, stimolando l'attività della componente deputata alla neosintesi di matrice ossea e contestualmente inibendo la proliferazione e la differenziazione di osteoclasti.
Quest'ultima attività risulterebbe ulteriormente correlata alla possibilità di modulare l'espressione di citochine infiammatorie, note per l'attività inducente nei confronti degli osteoclasti.
S-Equolo e stress ossidativo
Come ampiamente dimostrato negli ultimi anni, alla base dei processi di invecchiamento vi sarebbe un fattore comune costituito dall'azione lesiva delle specie ossidanti.
Queste, interagendo con vari elementi sia cellulari che non, ne modificherebbero la struttura e quindi la funzione, compromettendo così la fisiologica attività di vari organi ed apparati.
Particolarmente interessanti, nell'ottica di un applicazione antiaging, risulterebbero gli effetti protettivi del S-Equolo nei confronti delle strutture nervose e cutanee, severamente sottoposte all'azione invecchiante dei radicali liberi dell'ossigeno.
Conclusioni
Alla luce di queste nuove evidenze, oltre ai classici glicosidi, la soia potrebbe rappresentare una fonte di altri elementi biologicamente attivi, preziosi nel mantenimento dello stato di salute e soprattutto nella prevenzione dell'invecchiamento e delle relative patologie.
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